venerdì 19 dicembre 2008

Giudici

Mi chiedo continuamente se non sia il caso di far scendere con la forza dalla loro cattedra tanti omuncoli di poco peso che, ispirati da divina idiozia e impossessati da qualche musa meretrice, decidono che il giudizio sia la miglior arma di prevaricazione, che il disprezzo espresso sotto forma di sentenza sia il loro solo vanto sociale.

Sono un essere umano, un fottuto essere umano, peccatore depravato e puttana immorale. Non mi vanto di esserlo, così come non mi vanto di essere spinto da sentimenti più alti rispetto al quotidiano istinto di sopravvivenza e alla autoglorificazione indotta.

A volte perduto, a volte maledetto, a volte profeta, a volte amante cerco una strada e sbaglio. Sbaglio e cambio. Cambio e sbaglio.

Ma questo non importa a coloro i quali hanno la loro sentenza già scritta, perchè baciati dal Signore e dalla gloria divina o da qualsivoglia alta forza Morale o Storica, sanno ciò che è giusto e ciò che sbagliato, conoscono alla perfezione la loro strada e non vogliono che un misero mendicante errante come me possa intralciargliela, discernono tra i mille misteri dell'umanità e della vita quelli che son degni d'attenzione e quelli che devono essere fallimentarmente liquidati.

Non mi sento in debito con nessuno, nè in credito con alcuno. Non chiedo che il relativismo mi salvi dall'oblio, nè che giustifichi dei miei comportamenti sbagliati o insensati. Chiedo solo che il giudizio sia trasformato in consiglio, la sentenza in possibilità, la condanna in aiuto, il disprezzo in amore.

Non sarete certo voi, uccellacci del malaugurio, a stabilire la mia punizione per peccati mai commessi, nè tantomeno sarete voi, bastardi approfittatori, ad assolvere i miei peccati più segreti, mettetevi l'anima in pace, o Giudici, e pregate per la mia dannata anima, se tanto vi interessa.

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